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La notizia più o meno è nota: ieri il collettivo bolognese Hobo ha fatto irruzione in una libreria ed ha distrutto le copie del libro di Matteo Salvini (o di chiunque lo abbia scritto a suo nome). Ne è seguito il solito coro di indignazione unanime, che ha più o meno fatto leva sui soliti due concetti: i libri sono sacri e chiunque ha diritto di esprimere la propria opinione.

Ora, l’atto in sé è stato evidentemente un gesto eclatante, su cui si può essere d’accordo o meno – io francamente non lo so da che parte sto, so solo abbastanza bene da quale parte non sto – e che da un punto prettamente economico è stato sostanzialmente, ed in diversi modi, un vantaggio per autore ed editore. Le reazioni invece sono state quantomeno affrettate e singolari. Premetto che non ho letto il libro (né ho minimamente intenzione di farlo), quindi le mie riflessioni non si basano sui contenuti.

Cominciamo con la solita catalanata: una stronzata eversiva, un concetto razzista, un incitamento all’odio restano tali anche se vengono stampati su carta e poi rilegati. Questa faccenda che i libri, tutti i libri, siano oggetti sacri, è una fesseria. Un libro non è un paio di scarpe – un oggetto che ha il suo valore in quanto tale. Un libro non è un oggetto di arredamento, è ciò che contiene. Non è che il “Mein Kampf” è sacro perché è un libro. E soprattutto non è che le opinioni espresse nel “Mein Kampf” sono più accettabili delle deliranti dichiarazioni di Hitler perché sono riportate in un libro. Come ha scritto uno su Twitter stamattina, allora cosa dovremmo dire di tutti i libri mandati al macero ogni giorno perché invenduti?

Mi piacerebbe sapere quale sarebbe la reazione di tromboni tipo Michele Serra se ieri il collettivo Hobo avesse distrutto copie dei libri di Federico Moccia o Fabio Volo – tanto per citare due persone che non ho letto, e non voglio leggere, ma che godono di un certo livello di dileggio negli ambienti che se la tirano da intellettuali (tra l’altro non so Moccia, ma Fabio Volo mi risulta essere schierato a sinistra, e tempo fa è stato protagonista di una memorabile rissa verbale con Adinolfi, uscendone peraltro come quello più ragionevole e preparato dei due). Probabilmente buona parte di chi oggi parla di sacralità della parola scritta starebbe ridendo sotto i baffi. L’ipocrisia dei benpensanti politicamente corretti è nota.

Passiamo alla catalanata numero due: ovviamente nessuno può pensare di impedire a Salvini di avere ed esternare le sue deliranti opinioni. Il problema qui non è che Salvini pubblichi un libro, il problema è che quel libro abbia un mercato (al di fuori dell’umorismo trash, intendo).

Una società libera e democratica deve possedere gli anticorpi contro chi la vuole fare a pezzi. Gli anticorpi non sono le leggi, come il reato di apologia di fascismo o di vilipendio contro le istituzioni: sono l’educazione, l’informazione e la cultura. Una società evoluta emargina e combatte autonomamente ideologie razziste od omofobe, integralismi religiosi, istigazioni all’odio e pulsioni dittatoriali, perché le riconosce come un pericolo. Nessuno può proibire a Salvini ed Adinolfi di pensare che gli immigrati siano tutti delinquenti o che i gay siano malati, è anche difficile pensare di impedire loro di esprimere questi concetti. Un mondo appena passabile riconosce queste posizioni come false, antidemocratiche e pericolose e le isola, come isolerebbe un musulmano che predica la necessità del martirio, uno stalinista radicale, un cattolico che propone una cura per gli omosessuali o un movimento politico che ostenta saluti romani e croci celtiche.

In un mondo decente uno come Salvini sarebbe al bar con la bava alla bocca a farfugliare con la voce impastata contro negri, comunisti e froci e verrebbe trattato con divertita ed imbarazzata condiscendenza dagli avventori. Se volesse pubblicare un libro non troverebbe un editore, non tanto perché il libro è inaccettabile, ma perché è pieno di falsità ed è senza mercato.

Solo che questo mondo decente è educato, consapevole ed informato. Pare che sia più conveniente disinvestire nell’educazione pubblica e vietare per legge l’apologia di fascismo.

Nel frattempo ricordo a chi paragona il gesto del collettivo Hobo ai roghi nazisti che i nazisti quando bruciavano i libri erano al potere. Suggerisco di verificare chi, tra Hobo e la Lega, siede in Parlamento, è alleato di movimenti che ritengono l’omofobia un valore e ha il leader ospite in televisione con cadenza quasi quotidiana.

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