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Premetto che non ho visto il confronto, o comunque lo si voglia chiamare, tra Renzi e Zagrebelski andato in onda su La7 venerdì 30 settembre: fortunatamente avevo di meglio da fare, nello specifico osservare pianeti e stelle doppie alla Notte dei Ricercatori. Quindi parlo in virtù di racconti altrui, commenti, spezzoni visti o letti su internet e soprattutto di un pregiudizio di fondo che si basa sul concetto dietro l’idea del confronto molto più che sulla sua realizzazione pratica.

Cominciamo con la solita catalanata, che magari a qualcuno era sfuggita: Renzi non è un costituzionalista. Per quello che mi riguarda, la sua abilità politica è grosso modo quella di un teleimbonitore dietro il quale c’è il vuoto intergalattico. Per qualcun altro magari non è così, ma solo chi è accecato da una passione che forse dovrebbe più produttivamente dirigere verso qualcos’altro potrebbe ritenere un capo del Governo in grado di tenere testa ad un insigne costituzionalista parlando di Costituzione italiana. Quindi la domanda è: perché il confronto è stato fatto?

Per quello che riguarda Zagrebelski, la risposta è ovvia: per sfruttare un’occasione di andare in televisione a dire chiaramente e senza possibilità di interpretazioni fraudolente perché è contrario alla riforma ed invita a votare No al referendum che si terrà il 4 dicembre e per confrontare e verosimilmente cogliere in fallo il principale promotore della riforma stessa. Ma uno come Renzi, perché avrebbe dovuto andare a farsi prendere a schiaffi sul merito di una legge che lui propone ostinatamente come panacea contro i mali dell’Italia?

Ci ho pensato, e sono arrivato alle seguenti conclusioni. La prima l’abbiamo vista: da ieri sera la comunicazione informale che gravita attorno al Premier ha cominciato a vendere l’idea che Zagrebelski è sì competente, ma è noioso, esattamente il contrario di Renzi. La solita solfa del Premier smart e dinamico, che, secondo gli spin doctor della casa, riesce a cavarsela in una situazione in cui è sfavorito con la sua proverbiale brillantezza – altro che quella barba di professorone, che è chiuso nella sua torre d’avorio e ripete sempre le stesse cose. La seconda è un po’ meno immediata: mancando nove settimane e mezzo alla consultazione, è evidente che i dettagli della discussione di ieri (come il memorabile cazziatone sulle regole delle opposizioni decise dalla maggioranza di governo), verranno sepolti presto; invece l’idea che Renzi sia andato a discutere con uno studioso insigne rimarrà, e nel corso del tempo sarà venduta, come una prova del fatto che è in grado di dibattere sui contenuti della riforma: che non ci sia riuscito, anzi che non ci abbia nemmeno provato, ripeto, è un aspetto che verrà presto dimenticato.

Il problema di tutto questo è che si può discutere nel merito della riforma costituzionale a diversi livelli di competenza: semplificando, quelli fatti di slogan vuoti e profezie apocalittiche che usa normalmente Renzi (livello zero), quelli di chi ne parla in modo informato tipo Civati (livello uno) e quelli tecnici di uno Zagrebelski (livello due). Sono mesi che in televisione assistiamo a dibattiti da livello zero, in cui personaggi come Boschi, Nicodemo, Di Maio, Brunetta e Salvini se ne tirano contro di ogni senza arrivare mai a parlare delle vere conseguenze delle modifiche alla Carta; ogni tanto c’è qualcuno che vorrebbe discuterne al livello uno, ma viene trascinato nel fango e non riesce ad elevare la conversazione.

Se qualcuno volesse veramente ascoltare opinioni tecniche, a discutere con Zagrebelski bisognerebbe mandare un insigne costituzionalista favorevole alla riforma. Credo che il problema del fronte del Sì sia trovarlo, un animale del genere, il che dovrebbe di per sé essere sufficiente a far aumentare la credibilità dei sostenitori del No. In realtà, stando a quello che vedo in giro, anche trovare uno favorevole alla riforma che ne parli a livello uno parrebbe difficile. E questo, per chiunque voglia invitare uno come Zagrebelski ad un dibattito, è un ostacolo insormontabile: o lo si fa parlare da solo, o con gente che non gli sta dietro.

Precisamente quello che sembra sia successo ieri.

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