Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , ,

Alla Mondadori hanno un problema: devono liberarsi il prima possibile di almeno uno dei tizi che cura le quarte di copertina degli Oscar di letteratura contemporanea. Dopodiché dovrebbero ritirare tutti gli Oscar dal mercato, verificare che i rispettivi riassunti promozionali abbiano degli standard minimi di decenza, eventualmente rifarli e ristampare tutto. Non accadrà mai, lo so, ma il problema c’è ed è grosso: dopo l’esperienza con gli ultimi Oscar Mondadori che ho letto, ho il serio dubbio che valga la pena comprarne altri.

Faccio un paio di esempi (senza riportare nomi o titoli per non fare peggio di quanto non faccia l’editore).

Prima dell’estate ho letto un romanzo di una nota e celebrata scrittrice americana, invogliato da una presentazione che parlava di una persona che ripercorreva ad anni di distanza degli eventi, scatenati da un episodio specifico, a cui aveva assistito in gioventù che avevano contribuito a formarla come persona. Bene, nel libro non solo non c’è traccia delle riflessioni dell’autrice, che si limita a raccontare quello che ricorda da un tempo futuro, ma l’episodio specifico è il finale del libro. In pratica, la quarta di copertina non solo mi ha preparato a leggere un’opera del tutto diversa da quella che avevo in mano inventandosi riflessioni sull’importanza della memoria: mi ha completamente rovinato la lettura del romanzo (modesto, comunque) bruciandomi il finale.

Ora sto leggendo un interessantissimo libro sulla società americana da cui qualche anno fa è stato tratto un film presentato al pubblico in modo sbagliato. La quarta copertina descrive una situazione di stallo movimentata in modo drammatico dalle conseguenze di un incidente: sono a pagina 290 su circa 400, l’incidente è appena avvenuto e le conseguenze, abbondantemente anticipate nella sintesi, hanno forse iniziato a verificarsi. In pratica, io ho letto la prima metà libro, che vuole descrivere una società sostanzialmente fatta di gente alla deriva in un sistema sociale ed economico fuori controllo, nell’attesa di un evento che facesse iniziare la narrazione, ed invece è quello che scatena il finale: non c’è una società precaria che si sgretola quando qualcosa va storto, c’è una società a pezzi che guida gli eventi e le persone nel verso sbagliato.

È assurdo che il principale gruppo editoriale italiano abbia, nella migliore delle ipotesi, analfabeti funzionali a curare le sintesi promozionali dei romanzi che pubblica (l’alternativa è che chi cura le edizioni dei libri non li abbia letti e riporti quello che trova in giro): a maggior ragione perché poi pubblica romanzi come “Denti bianchi” di Zadie Smith, in cui la quarta di copertina è ai limiti dell’esemplare – l’unico difetto secondo me è che non dovrebbe esplicitamente citare la famiglia Chalfen, ma si tratta di poco più che un dettaglio.

Certo, nel paese in cui uno dei più famosi film di fantascienza della storia del cinema è pubblicato con lo screenshot della celeberrima e celebratissima scena finale sulla locandina, non dovrebbe sorprendermi niente, tuttavia un film non è un libro. Un film si vede in due ore, non necessariamente in DVD, ed in questo caso stiamo davvero parlando di un’immagine iconica: grave averla messa sulla copertina, ma mai quanto rovinare la lettura di un libro lungo e strutturato, a maggior ragione se si tratta di un romanzo di critica e di denuncia sociale venduto come uno di reazioni a catena.

Non capisco.

Annunci