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È un pacifista. È un figlio dei fiori. È un attivista delle libertà civili. È un artista le cui creazioni sono state portate sul bavero per decenni dai movimenti di protesta. È uno che invecchiando non è diventato un guru tronfio e didascalico e non ha cominciato a rivedere le sue posizioni in senso fascistoide come troppi reduci del Sessantotto.

È un grande autore di testi. È uno che ha scelto una divulgazione pop per quello che aveva da dire. È un poeta le cui opere, pubblicate in forma di canzoni, hanno toccato argomenti più vari, dalla politica all’intimità, dalla guerra al sociale, riscontrando apprezzamento ovunque in giro per il mondo. È un musicista che non si è ridotto alla caricatura di sé stesso, ma ha continuato a creare dignitosamente finché ha avuto qualcosa da dire. È uno che non si è mai piegato all’attuale show business ed alle celebrazioni solenni e spesso patetiche.

È uno che ha “creato nuove espressioni poetiche nella tradizione della canzone americana”. È uno che non aveva riferimenti o strade tracciate, e chi oggi polemizza si ricordi cosa c’era veramente prima di lui. È uno che ha creato praticamente da zero una forma espressiva. È uno che lo ha fatto col linguaggio dei diritti civili, delle tematiche sociali, della pace e dell’equità.

Non è John Lennon. Ma John Lennon è morto.

Detto da uno che come musicista lo sopporta a stento: viva Bob Dylan!

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