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C’era una volta lo storytelling. Cioè, siamo chiari: adesso che al governo ci va Gentiloni, dopo che Renzi ha fatto finta di ritirarsi per continuare a fare i comodi suoi senza ricoprire un ruolo istituzionale che manifestamente non è in grado nemmeno di guardare da vicino, lo storytelling continuerà – dopotutto stiamo parlando di avere come capo del Governo quello che da Ministro degli Esteri favoriva la vendita di armi agli arabi mentre Presidente del Consiglio e Ministro della Difesa si premuravano di assicurarci che era tutto legale, come se il problema fosse di legalità e non di opportunità. Ma qui parliamo di uno storytelling preciso: quello che è morto la sera di domenica 4 dicembre 2016.

Era lo storytelling del Renzi propositivo, proattivo e smart che cambiava l’Italia punto dopo punto, abbattendo privilegio dopo privilegio. Ora, c’è da dire che era già agonizzante, poverino, schiacciato sotto il peso dell’evidenza, e che gli elettori si sono limitati a constatarne il decesso.

Vediamo meglio: Matteo Renzi, da Presidente del Consiglio, aveva puntato tutto su alcune riforme ed alcune parole chiave molto precise. Aveva introdotto una nuova, brillante ed innovativa legge elettorale, l’Italicum, talmente buona che, diceva, mezza Europa ce l’avrebbe copiata; aveva riformato il mercato del lavoro col Jobs Act, l’istruzione pubblica con La Buona Scuola, la pubblica amministrazione con la riforma Madia; era intervenuto sul pasticcio degli istituti di credito cooperativo con una riforma del sistema bancario; aveva proposto una riforma di ben 47 articoli della Costituzione, la riforma Boschi, volta a riaccentrare alcune competenze delegate alle regioni in modo approssimativo da una precedente modifica, ed a velocizzare e snellire le procedure burocratiche nella gestione dello Stato. Inoltre, aveva imposto un sistema di comunicazione e di rapporto con le istituzioni dinamico ed informale, lontano dalle ingessature dei politici di professione.

Ora, in meno di tre anni tutto questo storytelling si è dimostrato quello che era: favole. L’Italicum, imposto a colpi di fiducia, secondo lo stesso Renzi va cambiato, e non perché è antidemocratico, ma perché favorirebbe la vittoria dell’Uomo Nero; Il Jobs Act ha fallito miseramente nel creare nuovi posti stabili, anzi è riuscito nell’impresa, peraltro ampiamente paventata dai suoi detrattori, di far diventare precari anche gli assunti a tempo indeterminato; la Buona Scuola si è dimostrata un pasticcio; la riforma della P.A. è stata bocciata dalla Corte Costituzionale perché scritta coi piedi; quella delle banche è stata stoppata dal Consiglio di Stato perché è a rischio di incostituzionalità. Nel frattempo, la comunicazione informale e dinamica si è trasformata in insulti e disprezzo dell’avversario, delle norme e delle regole di convivenza.

Rimaneva da decidere sulla riforma Boschi, che, in virtù dell’arroganza di un governo che l’aveva imposta a strappi, doveva passare per il vaglio del referendum confermativo. Bene, l’andazzo degli ultimi mesi, la palese incapacità del governo che l’aveva presentata a fare alcunché per il bene degli italiani, i continui fallimenti delle riforme presentate come panacea per i problemi dell’Italia, sono sembrate ragioni non solo sufficienti, ma finanche sovrabbondanti per un No forte e chiaro.

Poi, che non tutta la riforma fosse da buttare, possiamo anche essere d’accordo. Per me, da salvare c’era davvero molto molto poco, ma comunque non zero. Tuttavia, se un Governo che ha fallito ovunque abbia tentato di fare qualcosa, peraltro in modo spesso goffo ed ai limiti del comico, mi propone in blocco la modifica di circa un terzo degli articoli della Costituzione, in cui si interviene in modo deciso sulla rappresentatività, sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e di fatto sulla forma di governo del Paese, senza nemmeno provare davvero spiegarla nel merito e limitandosi a slogan ed insulti, dando l’idea di essere lui stesso incapace di venderla ad un elettorato diverso da ultras e lobotomizzati, l’unica risposta possibile è un No stentoreo.

E infatti così è andata a finire, con buona pace del povero storytelling. Riposi in pace.

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