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Un sottile brivido lungo la schiena mi coglie ogni volta che sento personaggi di varia natura ed estrazione parlare di diritti civili di qualcuno. Diritti civili degli omosessuali, dei neri, dei musulmani, delle donne, degli immigrati, degli italiani e via discorrendo. In discreta parte dei casi, chi li menziona è in buona se non ottima fede e certamente animato da buoni se non ottimi propositi, ma purtroppo in questo caso la forma è importante e qualcuno mi dovrebbe ricordare com’è fatta la strada che porta all’inferno.

I diritti civili non sono un costrutto di parte: sono un concetto universale. Essere favorevole ai diritti civili vuol dire essere favorevole ai diritti civili di tutti e, se da un lato è ovviamente necessario battersi perché determinati gruppi di persone abbiano accesso ad alcuni diritti inalienabili, dall’altro non bisogna mai, mai, mai dimenticare il quadro d’insieme. Perché il problema non sono i diritti delle donne o dei gay, il problema è che a donne e gay siano garantiti pari diritti, ma parimenti che questi diritti comprendano tutte le necessarie libertà civili.

Altrimenti si finisce come la pletora di esaltati del PD, che con la mano destra, in parte giustamente, festeggia l’introduzione delle unioni civili tra omosessuali, mentre con la sinistra priva i lavoratori del diritto a non essere licenziati per giusta causa o ad un salario dignitoso. Oppure si finisce come Barack Obama, che pubblicamente festeggia la decisione della Corte Suprema di imporre il matrimonio egualitario in tutti gli Stati Uniti, ma da dentro la Casa Bianca aumenta la sorveglianza di massa, avalla le torture di Guantanamo e autorizza droni a compiere omicidi mirati in giro per il mondo – e se sono un omosessuale afghano brutalizzato nella base cubana per semplici dicerie, l’idea che se fossi in Alabama potrei sposare un uomo è davvero consolante.

Nessuno che si proponga di limitare le libertà civili della popolazione, o di una parte di essa, può dirsi un sostenitore dei diritti civili. L’alternativa è che tutti lo siano. E ci sono due tipi di persone che si battono per i diritti civili di parte: gli ipocriti e gli opportunisti. Io non vorrei mai, ad una manifestazione contro la violenza sulle donne, una persona che avalla la violenza in altre forme, tipo quella delle forze dell’ordine, che inevitabilmente finirà per coinvolgere anche le donne; non vorrei mai, ad una manifestazione per l’accesso dei gay ai diritti civili, una persona che vuole limitare i diritti civili dell’intera popolazione, limitazione che finirà per abbattersi anche sui gay.

La libertà di manifestare senza essere pestati dalle forze dell’ordine e l’accesso ad un salario dignitoso non sono privilegi: sono anch’essi diritti civili. Una donna che viene malmenata durante una carica della polizia invece che dal compagno e guadagna 300 euro al mese come il collega maschio può essere contenta di non essere vittima di violenza e disparità di genere, ma alla fine della storia è sempre in ospedale e sotto il salario di sussistenza, e sempre a causa della privazione delle libertà civili; forse vive in un mondo dove c’è meno disuguaglianza, sicuramente non vive in un mondo più equo, ancora più sicuramente vive in un mondo in cui i suoi diritti civili in quanto essere umano vengono calpestati. L’emancipazione della donna non potrà mai passare per la riduzione dei diritti civili degli esseri umani nel loro complesso, chi crede una cosa del genere sta semplicemente dall’altra parte della barricata.

L’idea che i diritti civili di una parte debbano andare a discapito di quelli di un’altra e l’idea che il riconoscimento dei diritti civili ad un settore della popolazione abbia un costo in termini collettivi sono la base del fascismo e del razzismo. Insisto: tantissime persone che si battono per i diritti civili di questo o quel gruppo sono in buona se non ottima fede. Purtroppo però altrettante non lo sono: per questo le parole sono importanti.

Ci si batte per i diritti civili in quanto tali. Punto. Magari un’istanza alla volta, ma non bisogna mai confondere l’istanza momentanea con l’obiettivo di fondo.

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