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Mi segnalano una pagina molto interessante: secondo quanto riportato, se qualcuno ferma o mette in sosta la macchina lasciando le chiavi nel cruscotto, va incontro alle seguenti conseguenze spiacevoli: 1) gliela possono rubare; 2) se gliela rubano, l’assicurazione può essere esonerata dalla responsabilità del rimborso; 3) può ricevere una multa da 80 a 318 euro perché “durante la sosta e la fermata, il conducente deve adottare le opportune cautele atte a impedire l’uso del veicolo senza il suo consenso”, da parte di terzi.

In pratica, lo Stato sta affermando due cose: che se una persona non ha cura di un oggetto che possiede, un privato tenuto a tutelarlo cessa di esserne responsabile; che lo Stato non può sostituirsi al proprietario in caso di omissione di tutela. Può perseguire l’eventuale illecito, che illecito resta perché il furto è e rimane un reato (e lo Stato non asserisce che se qualcuno lascia le chiavi nell’auto il furto diventa lecito o meno grave, né suggerisce un concorso di colpa), ma non può garantire la prevenzione. Nel caso specifico, ovviamente, per lo Stato ci sono due problemi di ordine pratico: il primo è legato al fatto che l’auto è un bene registrato, per il quale possesso non vale titolo; il secondo è che una macchina rubata potrebbe essere usata per arrecare danni a cose e persone. Quindi, che lo Stato richieda attenzione ai suoi cittadini è naturale. Il concetto sottostante, tuttavia, è che lo Stato scoraggia, fino al punto di sanzionarla, l’omissione di tutela della proprietà privata.

Ora, mi piacerebbe capire cosa pensa lo Stato italiano di un privato cittadino che affida i suoi dati personali ad una società estera che non offre tutela adeguata sulla loro protezione. Detto altrimenti, mi piacerebbe sapere qual è la posizione dello Stato italiano di fronte ad un privato cittadino che carica un archivio di immagini personali, tra cui alcuni nudi, su un server situato in Islanda, di proprietà di una società con sede a La Valletta, che rispetta le norme di sicurezza informatica e tutela della privacy dell’isola di Malta (che, sì, probabilmente sono più serie e meno barocche di quelle italiane, ma non è questo il punto), senza proteggerle con una password, e poi si lamenta perché dette foto sono finite su PornHub, la cui proprietà sembrerebbe avere sede a Londra.

Quando una persona usa uno smartphone per farsi delle foto senza veli, le tiene in memoria per un tempo indeterminato, non le protegge in nessun modo con password o altri accorgimenti e poi scarica ed installa una mezza dozzina di app consentendo esplicitamente l’accesso alle foto immagazzinate sul telefono come preliminarmente richiesto dalle medesime per l’installazione, lascia letteralmente le chiavi nel cruscotto della macchina. Forse le consegna direttamente al ladro. Il fatto che non ne abbia la minima idea e non sia nemmeno tenuto ad averla può essere una scusante, ma disgraziatamente non modifica il finale della storia – le sue foto sono finite su PornHub.

Il bello è che poi, quando questa persona cambia cellulare, lo attiva utilizzando il vecchio numero di telefono ed il vecchio account di posta elettronica e, dopo l’attivazione, si ritrova tutti i suoi dati personali, foto intime e documenti sensibili compresi, sul nuovo smartphone senza doversi ricordare una password che le proteggeva, è tutta contenta e decanta le meraviglie della tecnologia e del cloud computing. Vedi alla voce analfabetismo digitale.

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