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San Valentino è la festività più irritante dell’anno ed oggi, oltre alla solita irritazione per il vedere coppiette dappertutto, c’è anche un altro motivo di pessimismo cosmico che mi fa affrontare la giornata con un atteggiamento poco conciliante. Per questa ragione, dedico la festa degli innamorati ad una serie di persone, personaggi ed affini, tutti rigorosamente di sesso femminile, che hanno rivestito o rivestono un ruolo importante nel determinare la persona che sono.

  • Smilla Qaavigaaq Jaspersen – per il suo cinismo ed il suo amore per la verità, venuti molto prima dei suoi emuli mainstream tipo il dottor House;
  • Jennifer Ellison – per le tette;
  • Grimes – ho un amico che mi dice che sono un hipster perché la ascolto, ma non mi interessa perché lei è la migliore;
  • Luna Lovegood – perché se fossi stato a Hogwarts mi avrebbe fatto perdere la testa;
  • Victoria Lloyd – perché il paradiso è un luogo dove lei canta per me;
  • Chiara Gamberale – perché “Le luci nelle case degli altri” è un capolavoro e domani pomeriggio me lo farò autografare alla libreria IBS Libraccio a via Nazionale;
  • Ani DiFranco – per avermi spiegato cosa sono la lotta, gli ideali e la libertà, anche se io ci ho messo un po’ troppo a capire;
  • Idgie Threadgood – perché è stata uno dei primi amori veri della mia vita e mi fa ancora male lo stomaco quando rivedo “Pomodori verdi fritti alla fermata del treno”;
  • Sarah McLachlan – per avermi insegnato che si può essere dolci senza essere sdolcinati, anche se ci riescono in pochi;
  • Simona Halep – perché è una tennista irritante, mentalmente fragile e tatticamente incomprensibile, ma la sbatterei contro qualsiasi superficie adatta all’uopo;
  • Kate Bush, Elizabeth Fraser, Lisa Gerrard – perché senza di loro non ci sarebbero i tre quarti delle vocalist e delle cantautrici che amo;
  • Bjork – perché fa parte di questi tre quarti, ma è talmente brava da assorbire qualunque qualità e cancellare tutti i difetti;
  • Amélie Poulain – perché dopo aver restituito la scatola di ricordi scappa invece di compiacersene;
  • Lucy Liu – perché, quando compare sullo schermo, identificazione e sospensione dell’incredulità spariscono di colpo ed ho occhi solo per lei;
  • Yuja Wang – perché è capace di rendere l’ascolto di una sonata di Chopin o di un concerto di Rachmaninov un’esperienza erotica;
  • Isabel Allende – perché ha scritto “Eva Luna”;
  • Eva Luna – perché è la donna più affascinante, pazzesca e profonda della letteratura contemporanea;
  • Helen Marnie – per un amore artistico che oramai ha più di 15 anni ed è un sovrappensiero che mi accompagna stabilmente;
  • Léa Seydoux – perché è la donna più bella dell’umanità, e perché non si è mai tirata indietro quando c’era da mostrare il corpo alla macchina da presa;
  • Lady Lamb – perché ho ancora le cicatrici nei posti dove mi ha colpito quando ad Amsterdam ha passato un’ora a strapparsi l’anima dal petto e a lanciarla al pubblico;
  • Charlotte Gainsbourg – perché il suo nome dovrebbe essere inserito nel vocabolario come sinonimo di fascino;
  • Nathalie (Le Invasioni Barbariche) – perché è splendida, infelice, sconfitta ed autodistruttiva;
  • Hiromi Uehara – perché non c’è nessuno al mondo suona il pianoforte come lei, e se c’è non mi interessa;
  • Daria Gavrilova – perché riesce ad essere sexy mentre gioca a tennis, e perché è “good from behind”;
  • Nathalie Giannitrapani – perché è una gran figa, ha vinto X-Factor, è andata a Sanremo, ma fa musica indie come dice lei: una speranza per l’umanità.
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