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Adesso Beppe Grillo ha deciso e comunicato urbi et orbi che, grazie all’amministrazione Raggi, Roma sta rinascendo. Non ho capito molto bene cosa intenda con questa affermazione: l’unica spiegazione che riesco a darmi è che Roma ha iniziato un progetto di rinascita dalle proprie ceneri, grazie al fatto che la giunta Raggi la sta definitivamente ammazzando. E nemmeno perché la città sia governata male in senso stretto: perché non è governata.

Lasciando perdere la surreale faccenda delle torri di Libeskind, che probabilmente finirà con un altro speculatore edilizio che mette le mani sulla città, regalandole una struttura che potrebbe rimanere parzialmente invenduta, una biforcazione della linea B della metropolitana che servirà solo a congestionarla, una colata di cemento in una zona a rischio idrogeologico, un pasticcio di viabilità sulla via del Mare ed uno stadio di proprietà del proprietario temporaneo della Roma che poi la Roma dovrà comprarsi a peso d’oro, e sorvolando anche sul fatto che discreta parte dei successi millantati dai grillini a Roma, come l’acquisto di nuovi autobus, sono da imputarsi alla giunta Marino, io vorrei invitare qualsiasi membro del M5S a fare un piccolo esperimento: prendere una macchina col lettore cd in ore serali, mettere un disco che gli piace, farsi un giro per le principali direttrici di traffico a velocità di crociera e segnarsi tutte le volte che il cd salta o si blocca a causa delle vibrazioni causate dal dissesto del manto stradale; poi andare in campidoglio e presentare alla giunta Raggi la lista, che, garantisco, non sarà breve, e spiegarle che si tratta di interventi di manutenzione assolutamente non differibili.

Se un buca o una serie di buche sono in grado di bloccare la riproduzione di un cd, sono anche in grado di usurare la meccanica di un’automobile, con i conseguenti aggravi di spesa per i cittadini romani, che non sarebbero costretti a revisionare sospensioni ed ammortizzatori tanto spesso se l’asfalto fosse in condizioni decenti; faccio notare che lo stesso varrebbe per gli autobus, che magari avrebbero una vita più lunga e non sarebbero continuamente in assistenza. Inoltre, una macchina che non ha contatto stabile a terra a causa delle buche è meno sicura in termini di spazi di frenata e di possibilità di controllo da parte del conducente. E non ho nemmeno iniziato a parlare di motorini, moto e biciclette, per i quali i problemi di aderenza su fondo dissestato comportano difficoltà a rimanere in piedi, che oltretutto peggiorano in caso di pioggia ed asfalto bagnato. Quindi stiamo parlando di problemi economici e di sicurezza, per gli individui e per la collettività.

Ora, forse non tutti sanno che su via Nazionale il limite di velocità è di 30 km/h: il cartello campeggia all’altezza del primo semaforo, a pochi metri da piazza della Repubblica. Per chi non la conoscesse, via Nazionale è una strada rettilinea che le auto possono percorrere solo in un verso, in direzione piazza Venezia, con una corsia preferenziale e tre corsie per il traffico ordinario; in quel verso il percorso è per un lungo tratto in discesa: mantenere la velocità sotto i 30 all’ora è solo una pia speranza.

Il problema è che la pavimentazione di via Nazionale è in pavé (i cosiddetti sampietrini), dissestato ma neanche troppo a confronto con capolavori tipo piazza Vittorio e dintorni o la zona di piazza Lodi. A che serve quindi il limite di 30 km/h? Semplice: a sollevare il Comune da responsabilità in caso di incidente quando una moto cade a causa delle buche e il conducente (magari urtato da una macchina con spazio di arresto triplicato dalla scarsa aderenza) si fa male. Perché la priorità del Comune è pararsi il culo: la sicurezza e la salute dei cittadini vengono dopo. Altro che Roma sta rinascendo.

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