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Dave Matthews e Tim Reynolds. Non la Dave Matthews Band, solo due elementi, che peraltro hanno iniziato ad esibirsi insieme prima che Tim Reynolds si unisse ad essa. Uno strano sodalizio tra due musicisti che hanno chiaramente un legame molto profondo – fu Reynolds, a quello che ho capito, ad incoraggiare Dave Matthews ad andare avanti con il progetto della band, ma senza prendervi parte attivamente, salvo poi collaborare continuamente con lo stesso Matthews ed unirsi al gruppo quasi 20 anni dopo, quando questo ha avuto la necessità di sostituire il partente tastierista Butch Taylor e deciso di spostarsi verso un sound più acido e diretto.

Nonostante Reynolds sia oggi membro della DMB, continua a fare tour con Dave Matthews, in cui i due suonano principalmente pezzi della band con due chitarre acustiche, qualche effetto e nient’altro. Nella prima metà del mese di aprile hanno suonato in Italia; per ragioni fortuite, a me è capitato di andare a vedere la data di Milano. E sì, il concerto è stato quasi due settimane fa. Lo so. Che vergogna!

L’esibizione si è tenuta a Milano, al teatro degli Arcimboldi: una struttura moderna, molto affascinante, dove hanno subito cercato di prenderci in giro rifilandoci i biglietti della prima galleria come “platea alta”, l’apoteosi del “vorrei ma non posso” in salsa imbruttita.

Iniziamo con qualche spiegone. Dave Matthews e Tim Reynolds fanno esattamente quello che fa normalmente la Dave Matthews Band: compongono la scaletta sera per sera, di modo che i concerti sono sempre diversi, e non per questione di dettagli; inoltre improvvisano, variano i brani, a volte letteralmente suonano come viene. In due magari è tecnicamente più facile che in sette per ovvie questioni di coordinazione, ma tenere alta la tensione per nove minuti su un brano suonando in due dev’essere estenuante.

Dave Matthews lo conosciamo: è un mostro. Un genio musicale assoluto, con una voce limitata a cui dà fondo senza riserve ed una capacità comunicativa inestinguibile, legata ad una necessità di esprimersi ai limiti del soprannaturale. Tim Reynolds è un immenso chitarrista elettrico ed un buon chitarrista acustico che riesce mirabilmente a coniugare perizia tecnica ed intensità espressiva. Ha un vizio: quello di suonare al limite. Si ritrova spesso ad esagerare ed a tentare frammenti sul bordo delle sue comunque impressionanti abilità esecutive, ma con una chitarra acustica senza particolari effetti le sbavature si sentono.

Passando all’esibizione, volendone fare un sunto rapidissimo, dopo i primi due brani Dave Matthews ha preso il microfono e e si è scusato “per l’uomo che abbiamo messo alla Casa Bianca”, per poi attaccare “Don’t drink the water”, pezzo di critica feroce contro ciò che i coloni americani fecero ai Pellerossa, peraltro perfettamente applicabile anche all’attuale politica estera degli Stati Uniti. Volendone fare un altro, si potrebbero menzionare i quasi 10 minuti di “Warehouse”, brano di per sé pazzesco e tenuto da due tizi con la chitarra acustica ad un’intensità mostruosa, bellissimo e spasmodico.

Il punto però è che non ha senso fare sunti rapidissimi, perché le due ore e tre quarti in cui Matthews e Reynolds hanno dato tutto, con una continuità, una potenza ed una passione impossibili, muovendosi in un repertorio straordinario (personalmente, ringrazio per “Seek up”, con cui aprirono anche al Palaeur 18 mesi fa, “Crush” e “Two step”), non sono comunque efficacemente riassumibili. Il punto è che il concerto è stato strepitoso; perché ad uno come Dave Matthews basta affacciarsi su un palco ed avere la possibilità di esprimersi per trasformare tutto quel che tocca in qualcosa di sensazionale, e lui è un musicista raffinatissimo ed originale, ed è questo connubio tra forza comunicativa e perizia compositiva ed esecutiva che lo rende un artista incommensurabile eppure straordinariamente accessibile. Facile dire “tutto qui”, ma di persone come lui ce ne saranno una mezza dozzina al mondo.

Due scemi con la chitarra acustica che suonano per quasi tre ore pezzi anche piuttosto estesi: bisognava esserci per capire cosa stava succedendo. Certo, non era la Dave Matthews Band, ma era tanta, tanta, tanta roba.

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