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Il fatto che in Francia il ballottaggio per le elezioni presidenziali sia tra Marine Le Pen e Macron crea un problema. E non è che uno dei due vincerà: è che una come la Le Pen potrebbe vincere, quindi chiunque sia dotato di un’umanità anche solo passabile sarà costretto a votare per Macron. Il quale, nel momento in cui sarà eletto, avrà in mano una cambiale illimitata da riscuotere, perché ogni volta che farà qualcosa di discutibile o che qualcuno protesterà contro le sue scelte, lui potrà sempre replicare che l’alternativa era una xenofoba, razzista, retrograda baciapile come la leader del Front National.

Con questo non voglio nemmeno provare a suggerire che bisognerebbe votare per la Le Pen, né che mi auguro una vittoria della Le Pen anche se voterei personalmente per Macron. Voglio semplicemente suggerire che c’è un problema, e che quando i candidati sconfitti si affrettano ad asserire, ad urne ancora calde, che al secondo turno appoggeranno il candidato, diciamo così, centrista, contribuiscono al consolidamento di una situazione in prospettiva pericolosa.

Peraltro, c’è una seconda questione che non mi piace.

Un personaggio come Marine Le Pen, al pari di tutti i fascisti e affini della storia, ha come strategia politica il vittimismo. Il suo, che personalmente si lamenta di tutto, e quello dei suoi elettori, che coccola utilizzando un gergo da complottista, facendo continuo riferimento a poteri forti, élite finanziarie ed altri bizzarri elementi che vogliono il male del povero francese rurale a vantaggio di finti profughi e migranti, del business dell’accoglienza e del lavoro sottopagato. Ora, è palese che Macron incarna perfettamente l’ideale dell’uomo dei poteri forti agli occhi del lobotomizzato medio. In effetti, sostenere che Macron, col suo feticismo del mercato ed il suo europeismo da burletta, governerà in nome dell’equità e della protezione dello stato sociale e della dignità individuale è quantomeno fantasioso.

Quindi, non vorrei che la chiamata alle armi da parte di tutti i fronti politici contro la Le Pen si trasformi in una chiamata alle armi della popolazione a favore della Le Pen, al grido di “se tutti coloro che hanno un minimo di potere preferiscono l’uomo delle lobby, allora chi vuole affossare le lobby deve votare per lei”. Sembra contorto, ma non lo è: è semplicemente quello che è successo negli Stati Uniti a novembre.

C’è infine un ultimo aspetto che mi spaventa.

Si dice spesso che negli Stati Uniti, se i Democratici avessero puntato sulla politica sociale di Sanders invece che su un manichino di potere come la Clinton, probabilmente avrebbero intercettato meglio il voto popolare. È un discorso interessante, ma tutto da verificare, fermo restando che la Clinton ha perso pur avendo preso parecchi voti più di Trump (quindi il problema non è stato di quantità ma di distribuzione geografica) e che Sanders al suo posto avrebbe usufruito di boicottaggio passivo (nel senso di non dichiarato) da parte dei gruppi di potere che sostenevano la Clinton e che Sanders osteggiava apertamente. Non ci vuole molta immaginazione a pensare che una come la Clinton preferisca questa situazione, in cui ha perso ma può inveire pubblicamente contro un uomo nero grottesco e caricaturale, ad una in cui il suo partito ha vinto ma lei non conta nulla e deve pure abbozzare in silenzio.

In altre parole: bene che gli sconfitti a sinistra chiedano ai proprio elettori di votare per un liberista invece che per una fascista. Ma gli sconfitti a destra, in una situazione simmetrica, cosa farebbero? Un Macron, tra chi vuole ridiscutere da zero i dogmi economici del laissez-faire e chi fa sparate nazionaliste ma ha comunque alle spalle una concezione basata sullo sfruttamento, chi preferirebbe vedere all’Eliseo? Non parlo di chi appoggerebbe pubblicamente, ma di ciò che farebbe dietro le quinte. Siamo sicuri che Macron, tra uno che vuole rafforzare l’intervento dello Stato nell’economia ed una che delira contro negri e musulmani ma fonda le proprie convinzioni ideologiche su concetti fondamentalmente feudali, preferirebbe nei fatti davvero la prima soluzione?

Io no. Per questo dico che va bene turarsi il naso e votare per lui, ma i veri problemi cominciano l’8 maggio. Chiunque venga eletto.

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