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Dunque, la Francia ha scampato il pericolo Le Pen e si è gettata nel pericolo Macron. I francesi, tra un fascismo palese e un subdolo protofascismo economico, hanno scelto di evitare di eleggere una tizia che avrebbe voluto chiudere le frontiere e discriminare le persone sulla base della loro provenienza etnica da stamattina. Hanno preferito affidarsi ad uno che, se verrà lasciato lavorare come vuole, creerà le condizioni per avere una Le Pen ancora più potente alle prossime elezioni. Tra l’erosione immediata dei diritti civili ed il proposito di erosione progressiva dei diritti sociali, hanno scelto quest’ultima, in buona parte pensando di provare a combatterla, ed a fare in modo che il suo proponente non abbia mano libera.

Stamattina, ma in realtà già da ieri sera, è tutto un fiorire di dichiarazioni festanti su una Francia che ha scelto l’Europa, il mercato, l’antifascismo (sempre fingendo di ignorare il pensiero fascistoide dell’economia e della finanza internazionale) contro la paura, l’isolazionismo ed il razzismo. Gioverebbe ricordare che si è trattato di un ballottaggio, non di una votazione aperta, e che tra due estremi uno avrebbe comunque dovuto vincere. Peraltro, vista la mobilitazione a favore del meno pericoloso dei due candidati, almeno nel breve periodo, era del tutto prevedibile che avrebbe vinto Macron. Quello che d’ora in avanti bisognerà ricordargli tutti i giorni, e ricordarlo anche a noi stessi, è che non ha vinto con le sue forze, che non è maggioranza nel paese e che come tale non può godere di libertà assoluta nel portare avanti il suo programma solo perché ha impedito ad una persona dichiaratamente fascista di andare all’Eliseo.

Ecco, già che ci siamo, facciamo due conti in tasca ai francesi ed al nuovo Presidente della Repubblica.

Al ballottaggio ha votato il 74,6% degli aventi diritto: il dato più basso dal 1969, il che dovrebbe già di per sé dare un’idea di quanto poco i candidati siano stati in grado di coinvolgere chi non era già con loro – e ricordiamo che uno dei due era considerato un pericolo da buona parte delle altre forze politiche e della società civile. Dei votanti, l’11,5% ha consegnato scheda nulla o bianca; dei voti validi, il 66,1% è andato a Macron, il 33,9% alla Le Pen. Quindi, la classifica finale, considerata anche l’astensione, vede Macron in testa con il 43,64% dell’elettorato, seguito dall’astensione, con il 33,98%, ed infine la Le Pen, con il 22,38%. Con buona pace di chi sostiene che i non schierati siano irrilevanti.

Secondo un sondaggio riportato dai media francesi, inoltre, il 43% di chi ha votato Macron lo ha fatto per impedire la vittoria della Le Pen, il 33% per un’idea di rinnovamento e solo il 24% perché convinto dalla sua persona o dal suo programma. Quindi, se chi ha votato perché l’alternativa a Macron era impresentabile non si fosse a sua volta recato alle urne (il 18,8% dell’elettorato), i risultati avrebbero visto l’astensione in testa col 52,7% dell’elettorato, seguito da Macron (24,9%) e dalla Le Pen (22,4%); in termini di voti validi, Macron avrebbe vinto col 52,6%: uno scarto davvero misero.

Parlando delle persone convinte di quello che Macron vuole fare o di ciò che rappresenta, si tratta del 24% dei voti ottenuti dal nuovo Presidente della Repubblica francese, quindi del 10,5% dell’elettorato: Macron, davvero, piace a circa un elettore francese su 10 – molto verosimilmente meno di quelli a cui piace in quanto tale la Le Pen.

Conclusione: Macron ha vinto grazie al fallimento dei partiti tradizionali (un Fillon impresentabile, i cosiddetti socialisti molto poco di sinistra con Hollande, con un Melenchon non convincente ed incapaci di trovare un accordo con la sinistra più radicale), che ha portato ad una generica richiesta di rinnovamento, ed all’essere andato al ballottaggio con l’avversario più temuto dai francesi. Ne tenesse conto lui, quando cercherà di attuare il suo programma, e ne tenessero conto gli analisti politici ed economici, quando diranno che ha comunque salvato la Francia dalla presidenza Le Pen. Non è così: a salvare la Francia sono stati i francesi, non certo uno che ha convinto il 10% dell’elettorato.

È questo, forse, l’unico dato confortante di oggi.

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