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Uno dei tormentoni di Marco Travaglio è che i politici nostrani vanno lasciati parlare, perché anche se non se ne accorgono a volte confessano. Sono abbastanza d’accordo con questa affermazione, anche perché la cosa si verifica con una certa frequenza.

Prendiamo gli ultimi giorni: è stato il turno del PD.

Ha cominciato Dario Franceschini, ministro della Cultura e viceprimatista italiano di salto sul carro del vincitore, dichiarando che il suo partito, se non dovesse ottenere la maggioranza alle elezioni, preferirà allearsi con Berlusconi e la destra che con i vari movimenti politici fondati dai fuoriusciti dal Partito Democratico. In pratica, Franceschini ha detto che il PD preferisce allearsi con la destra piuttosto che con quelli che se ne sono andati perché ritenevano che il PD si stesse spostando troppo a destra. “Thanks for proving my point”, direbbero dall’altra parte della Manica. Siccome nel PD con l’inglese non se la cavano troppo bene, glielo traduciamo in un commestibile “e grazie al cazzo!”

Ha continuato Carlo De Benedetti, dichiarando in diretta televisiva che la sinistra ha come obiettivo la riduzione delle disuguaglianze. Ora, fingendo per il momento di non considerare il fatto che una vera sinistra dovrebbe adoperarsi perché le disuguaglianze oltre un certo limite non si verifichino proprio, facciamo un breve riassunto di quello che ha combinato il Partito Democratico, sotto varie segreterie, negli ultimi anni: ha sostenuto un governo che ha aumentato le accise su carburante e tabacco e l’IVA e ha bloccato le assunzioni nella pubblica amministrazione; ha presieduto un governo che ha abolito i paletti contro il licenziamento arbitrario, tagliato i fondi alla sanità, all’educazione e alla ricerca, ha introdotto un bonus fiscale da cui i più poveri erano esclusi ed è fissato con i tagli ed i finanziamenti a pioggia. Nessuna di queste misure abbatte le disuguaglianze, anzi, più o meno tutte le aumentano o le consolidano. Inoltre, il PD sta attualmente cercando di far passare, in Parlamento come a livello di opinione, una legge che di fatto trasferisce il concetto di legittima difesa dalla reazione nei confronti di una minaccia contro la propria vita alla tutela della proprietà, un altro concetto molto lontano da ideali e concetti di sinistra come pacifismo, lotta alle armi e non violenza.

Ha finito Debora Serracchiani, con un paio di dichiarazioni di grande sensibilità politica: nella prima, lamentava come fosse particolarmente odioso il fatto che un’aggressione sessuale venisse compiuta da un profugo. Cosa volesse dire sembrava abbastanza chiaro, tuttavia qualcuno ha provato ad abbozzare una difesa della presidentessa del Friuli Venezia-Giulia col debole argomento che magari l’idea era che fosse particolarmente sconfortante il fatto che certi comportamenti venissero proprio da chi aveva sperimentato la violenza su sé stesso, ma ci ha pensato la stessa Serracchiani a chiarire per bene che secondo lei, mentre gli stupri sono tutti ugualmente gravi, esistono colpevoli di serie A e di serie B, perché un profugo che delinque rompe un non meglio precisato patto di accoglienza. Poteva direttamente affermare che subire uno stupro da parte di un nero è peggio perché i neri ce l’hanno mediamente più grosso e dunque una penetrazione non consenziente è più dolorosa: razzismo per razzismo, almeno avrebbe fatto una figura memorabile.

A proposito di patti, mi piacerebbe sapere cosa pensino nel PD del patto elettorale tra un partito che sostiene di rivolgersi ad elettori di sinistra e poi, una volta eletto, propone dichiarazioni pubbliche, alleanze politiche, strategie governative e provvedimenti legislativi ispirati alla destra più becera. Credo nulla di rilevante. Anche perché, di fronte ad una confessione firmata, cosa si vuole aggiungere?

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