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Cos’è il capitalismo?

Il capitalismo è stato il sistema economico grosso modo prevalente degli ultimi tre secoli. Funziona più o meno così: un tizio investe soldi, conoscenza e capacità organizzativa in un processo produttivo ed assume lavoratori per portare a termine l’attività; i lavoratori guadagnano un salario basato sostanzialmente sulle condizioni economiche e sulla reciproca forza contrattuale, mentre l’imprenditore vede remunerato il proprio investimento ed il lavoro di organizzazione mediante un profitto. In tutto questo, lo Stato serve a garantire la presenza di condizioni favorevoli all’attività economica, ad esempio il rispetto delle norme di concorrenza. L’associazionismo a tutela degli interessi di categoria, sia degli imprenditori che dei lavoratori, è consentito. Le banche fungono da intermediari tra il risparmio privato ed il finanziamento dell’attività imprenditoriale.

Esistono diversi gradi di limitazione e regolamentazione dell’attività economica. Ad esempio, lo Stato può anch’esso essere capitalista, ma senza fini di lucro, per gestire la produzione di beni e l’erogazione di servizi essenziali che non possono essere soggetti a transazione sul mercato, perché ad esempio altrimenti non tutti potrebbero avervi accesso, o perché l’eventuale fallimento dell’azienda erogante verrebbe a privare la collettività di qualcosa di indispensabile. Inoltre, lo Stato può in certa misura intervenire per evitare l’insorgere di un inaccettabile grado di sbilanciamento nella distribuzione della ricchezza, mediante politiche preventive (come l’imposizione di salari minimi) e correttive (come la tassazione progressiva ed il suo utilizzo per fini redistributivi).

Fin qui come stanno in teoria, ed utilizzando semplificazioni estreme, le cose. Vediamo perché l’attuale sistema economico non ha nulla a che vedere col capitalismo – no, nemmeno con il liberismo più selvaggio, quello secondo il quale lo Stato dovrebbe limitarsi al minimo indispensabile, se non proprio sparire del tutto.

Per cominciare, non c’è nessuna concorrenza. Il sistema economico è drogato da una quantità enorme di storture atte a creare vantaggio a chi è dimensionalmente rilevante: si basa sulle lobby, che possono permettersi di foraggiare i legislatori per ottenere in cambio quello che vogliono; in un sistema aperto esistono paradisi fiscali, dove chi può permettersi di piazzare la sede paga tasse minime, con enormi vantaggi competitivi; nel frattempo vengono mantenuti in vigore concetti di concorrenza dogmatici e ridicoli, che di fatto si ritorcono contro lavoratori e piccole aziende, non contro le società più grandi.

In molti casi i capitalisti non rischiano niente di proprio. In Italia, ad esempio, siamo pieni di imprenditori coi soldi degli altri: mettono su un’attività che permane indefinitamente sull’orlo della bancarotta, che non ha nessuna possibilità di competere alla pari sul mercato (in massima parte per incapacità gestionale, organizzativa e pratica), ma viene tenuta in vita, peraltro sulle spalle dei lavoratori e non di una dirigenza incompetente e strapagata, mediante contributi, aiuti di Stato ed altre gentili regalie, il tutto mentre i dipendenti devono sempre essere a disposizione dell’azienda.

Le banche acquisiscono i risparmi privati ma non finanziano attività produttive. Da anni gli istituti di credito preferiscono sottrarre soldi al circuito dell’economia reale per destinarli a rischiose operazioni speculative di breve periodo, mentre piccole e medie imprese non hanno accesso al credito e annaspano contro giganti che le soffocano col dumping fiscale e salariale, mentre tutti si dicono quanto è bello ordinare le cose su Amazon.

Gli Stati (così come gli organismi sovrastatali) hanno abdicato al ruolo di controllori, non per sparire come vorrebbero i liberisti, ma per gettarsi su quello dei facilitatori: si limitano ad osservare la realtà e, invece di combatterla ove si verifichino storture e si riscontrino comportamenti che violano le leggi e le regole essenziali, abbattono dette leggi e regole essenziali dicendo che il mondo è cambiato e le norme della convivenza civile devono essere superate, e costruendo una società a misura dei desiderata di lobby ed imprese.

Se domani si risvegliassero i teorici del capitalismo come Smith e Ricardo, tornerebbero immediatamente a dormire, depressi dopo aver constatato che il sistema economico è tornato al medioevo, con Facebook e Booking al posto dei signorotti locali e con eserciti di fessi che li idolatrano invece di combatterli. Sono loro, Facebook e Booking, Amazon e Google, i primi ad osteggiare apertamente la vera libera iniziativa economica, i principali e concreti anticapitalisti.

Capitalismo? Ma fatemi il piacere!

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