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Non capisco tutto questo credito di cui gode in ambienti sinistrorsi il leader indipendentista catalano Carles Puigdemont. Nel corso delle ultime settimane, nell’ordine:

1. Ha varato a tappe forzate dei provvedimenti che consentissero un referendum per l’indipendenza nonostante sapesse che, secondo sondaggi accreditati, grosso modo tra il 38 ed il 42% dei catalani è favorevole ad andarsene dalla Spagna;
2. Di fronte alle reazioni poco concilianti di Spagna ed Unione Europea si è trovato del tutto impreparato – forse pensava che lo avrebbero festeggiato;
3. Di fronte alle inaccettabili violenze della polizia spagnola si è prima di nuovo mostrato inadeguato, poi ha chiesto ai catalani che volevano votare di stamparsi le schede da casa e consegnarle dove potevano, una roba che neanche Trujillo;
4. Dopo un risultato positivo ma certo non eccezionale (anche per via dei prevedibili e documentati voti multipli), ha alzato la voce e avvisato il mondo che avrebbe dichiarato l’indipendenza della Catalogna, salvo non avere la minima idea delle conseguenze del gesto e di come portare avanti il processo;
5. Di fronte alla solidarietà dei giovani di Madrid che la sera dell’1 ottobre cantavano “Viva Catalunya” in Puerta del Sol è rimasto spiazzato, come tutti quelli che vivono in una retorica tipo “io solo contro il mondo” quando si accorgono che le cose non sono così semplici;
6. Messo davanti alle evidenti difficoltà gestionali di un processo di separazione con cui una percentuale rilevante della popolazione che sostiene di rappresentare non è nemmeno troppo d’accordo, se l’è fatta sotto ed è tornato sui suoi passi.

In tutto ciò, se da un lato c’è il lodevole internazionalismo di stampo socialista di una parte degli indipendentisti catalani, dall’altro c’è una tuttora mancante spiegazione su come e dove la Catalogna dovrebbe compensare la perdita economica delle imprese nazionali spagnole che chiuderanno le sedi locali. C’è chi dice che l’apertura verso i mercati internazionali attirerebbe capitali esteri, ma a questo punto sorgono due problemi pratici di difficile soluzione: primo, il fatto che la Catalogna dovrebbe, da paese unilateralmente in fuga da uno Stato membro della CEE dal 1986, negoziare l’ingresso nell’Unione Europea da zero; secondo, il fatto che le multinazionali se ne fregano delle questioni di politica locale, scelgono le loro sedi su basi di convenienza, il che, semplificando un po’, verrebbe a significare che la Catalogna o pensa di diventare una sorta di paradiso fiscale, o ritiene di accettare un livello di sfruttamento dei lavoratori superiore a quello attualmente consentito dalle leggi spagnole. E questo ha molto poco di internazionalismo socialista.

Intendiamoci, io non ritengo Puigdemont peggiore di Rajoy, che, oltre ad essere, come ha mostrato domenica 1 ottobre, uno con tendenze squadriste, violente ed autoritarie, è uno squalo monetarista al servizio dei peggiori deliri contabili della UE ed un imbecille a sua volta completamente impreparato ad affrontare una situazione delicata, al punto da preferire la strada della radicalizzazione dello scontro a quella del ragionamento – e questo è andato avanti per anni, non mi riferisco solo agli ultimi due mesi. Vorrei solo capire, al di là dei suoi discorsi da cappa e spada, dov’è che Puigdemont sarebbe un bravo leader.

Infine, c’è un’altra cosa che mi piacerebbe sapere dai filo-catalani. Abbiamo visto tutti le violenze ed i simpatici saluti fascisti di una parte dei manifestanti contro l’indipendenza – poi siamo sempre tutti bravi a generalizzare con le manifestazioni degli altri ed a fare i distinguo con le nostre, ma non è nemmeno questo il punto. Il punto è: certa gente pensa davvero che, una volta ottenuta la separazione, nello stato autonomo di Catalogna queste cose smetterebbero di verificarsi? In altre parole, secondo questi teorici del bianco e nero il concetto di fondo quale sarebbe? Separatisti buoni e socialisti contro filo-spagnoli cattivi e fascisti?

Ma, anche fosse così, i separatisti catalani, ottenuta l’indipendenza, cosa pensano di fare con gli spagnoli ed i filo-spagnoli brutti e cattivi residenti a Barcellona? Cacciarli a pedate? Così, tanto per capire.