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Su Twitter mi è arrivata la richiesta di condividere un video di propaganda degli indipendentisti catalani, che si può trovare in calce a questo post. Lo condivido, ma a modo mio. Premetto che non parlerò delle violenze della polizia spagnola avallate e ad oggi mai nemmeno messe in discussione dal governo spagnolo, alle quali dedicherò una trattazione apposita.

Per prima cosa, un commento sulla comunicazione: chi punta sulle reazioni di pancia, sulle emozioni da poco, ha perso. La voce narrante, di una donna al limite delle lacrime per titillare istinti protettivi, è stucchevole ed irritante e serve a distogliere l’attenzione dal merito. Un inizio davvero pessimo.

L’esposizione è di per sé molto parziale, cosa perfettamente prevedibile in un video di propaganda. Comunque, non ammettere le ragioni altrui e dividere il mondo in bianco e nero, in cui una parte ha tutti i meriti e l’altro tutte le colpe, solitamente indica debolezza. Per chi sostiene di avere fatti e numeri dalla propria, non è male.

Passiamo ad alcuni aspetti di merito.

Il video parla di un popolo pacifista, europeista, socialista, democratico che combatte per i diritti civili e l’uguaglianza. Nel frattempo scorrono immagini di cortei contro la guerra o di solidarietà alla condizione femminile. Ne risulta un’implicita insinuazione che la popolazione spagnola sia isolazionista, guerrafondaia e antifemminista, assieme all’idea che i partecipanti alle manifestazioni rappresentino l’intera popolazione della Catalogna, come se non esistessero movimenti contro l’indipendenza. Non c’è inoltre nessuna spiegazione di cosa significhi, ad esempio, la manifestazione di solidarietà alla popolazione catalana di Puerta del Sol dell’1 ottobre – secondo la stessa logica, quell’adunata dovrebbe rappresentare l’intera popolazione della Castiglia.

Passiamo dell’europeismo. Quello che, ogni volta che uno tra Schaeuble, Draghi e Juncker parla, si piega ed ubbidisce mi risulta essere Mariano Rajoy. Che questo sovente finisca per andare contro gli interessi della Spagna, e quindi della Catalogna, è chiaro e palese a tutti quelli che non vivono con le fette di chorizo sugli occhi – vale lo stesso per Grecia ed Italia, in una UE che ha enormi problemi endemici – ma a questo punto la domanda è: in che senso la Catalogna sarebbe europeista? Secondo quale definizione di europeismo?

Il video parla inoltre della chiusura delle istituzioni spagnole di fronte alle richieste del catalani. Ora, sorvolando sul fatto che la Catalogna gode di un enorme livello di autonomia, la stupidità del governo Rajoy di fronte alle richieste dei catalani è palese. Detto questo, se da un lato è cretino continuare a ripetere ossessivamente che la separazione della Spagna è incostituzionale (con questo criterio, dovremmo restituire gli Stati Uniti all’Impero Britannico e l’indipendenza allo Stato Pontificio), dall’altro la, chiamiamola così, ingenuità dell’indipendentismo catalano, che pretende che il governo centrale del paese da cui vuole separarsi accetti la validità istituzionale di un referendum unilaterale che spacca il paese, è sconfortante – infatti l’idea è che non si tratti affatto di ingenuità.

Infine, parliamo del “referendum”, che i catalani portano sul bavero: per come è stato introdotto e portato avanti, e per le condizioni in cui si è svolto (di cui parlerò in un altro intervento), spagnoli e filo-spagnoli della Catalogna sono stati indotti a considerarlo una carnevalata e a disertarlo; dopo che il governo catalano ha consigliato a chi non poteva votare di stampare la scheda a casa e portarla in un seggio qualsiasi (con conseguenti voti multipli documentati), la sua validità è passata da discutibile a ridicola. La presunta affluenza del 42% (in cui chi ha votato 4 volte conta per 4 elettori) è risibile e il fatto che il 90% dei voti espressi sia per l’indipendenza è semplicemente tautologico. Questo non significa che l’intero blocco degli astenuti, il 60% dell’elettorato, sia interamente favorevole a rimanere nella Spagna, né che in un referendum vero, anche senza nessuna validità legale, si esprimerebbe in tal senso, ma dichiarare nel video il numero di voti espressi e la percentuale di voti per l’indipendenza, senza quindi dare al fruitore la possibilità di ricostruire rapidamente la vera portata dell’appoggio popolare effettivamente incassato dal secessionismo (circa il 38% degli aventi diritto), è prostituzione intellettuale.

Mi piacerebbe sapere cosa succederebbe se un video del genere, con la stessa comunicazione manipolatoria, le stesse mistificazioni, le stesse generalizzazioni infondate lo diffondesse il governo spagnolo.

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