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C’era una volta uno Stato. Si chiamava Cialtronia, era il paese dei nostri incubi ed era fortunatamente molto diverso dalla gran parte dei paesi europei. In questo stato, nella sua parte orientale per essere precisi, c’era una regione che, per ragioni linguistiche e culturali, non riteneva di farne parte, ma per complesse questioni politiche e di storia contemporanea, era politicamente sotto il controllo della capitale.

Ad un certo punto, a seguito di una fase di forte instabilità politica interna, terminata con la presa di potere da parte di un gruppo reazionario, corrotto e con simpatie verso l’estrema destra, i contrasti con la regione orientale a maggioranza non Cialtrona si acuirono. Lo Stato centrale rispose alle pretese della regione autonoma prima con stizza ed arroganza istituzionale, poi proprio con violenza. I media europei fecero inizialmente finta di non vedere, poi presero sistematicamente ad ignorare quello che succedeva nella zona est di Cialtronia, dove la popolazione chiedeva il ripristino dell’ordine democratico, interrotto con la presa del potere del governo in carica, o, in alternativa, la concessione dell’indipendenza.

Le cose degenerarono, e si finì in una vera e propria guerra civile. Le città principali della regione indipendentista di Cialtronia vennero attaccate, mentre su Internet si iniziavano a diffondere video ed immagini che sembravano testimoniare l’uso di bombe a grappolo da parte del governo centrale e le aperte simpatie naziste delle truppe che combattevano per conto dello stato Cialtrone. In tutto questo, i media europei continuavano a non raccontare quello che succedeva veramente, preferendo concentrarsi su supposti crimini perpetrati dagli indipendentisti.

In realtà una cosa del genere in Europa è effettivamente successa: non in Catalogna, ma in Ucraina, a seguito del colpo di stato che ha portato Poroschenko al potere e il Donbass a chiedere la secessione. Non ricordo orde di internazionalisti filorussi contro il potere centrale corrotto e fascista, probabilmente perché con le regioni separatiste si era all’epoca schierato Putin (e, si sa, le brave persone sostengono attivamente l’esatto contrario di quello che dice Putin), ma forse ero distratto.

Adesso invece siamo pieni di indipendentisti alle vongole: questi soggetti, che qualche anno fa erano sulle barricate contro la validità del referendum che ha restituito la Crimea alla Russia, si spellano le mani di fronte ad una votazione, quella catalana dell’1 ottobre scorso, ai limiti del grottesco, con un tasso di partecipazione del 42% e voti multipli documentati, perché “il popolo si è svegliato”. Per una curiosa coincidenza, anche in Lombardia, nell’altrettanto ridicolo referendum a sostegno dello “statuto speciale” indotto dalla Lega e tenutosi la settimana scorsa, ha votato circa il 40% degli aventi diritto, peraltro non mi risulta che Roberto Maroni abbia chiesto alla popolazione di stampare le schede a casa e portarle in qualsiasi seggio aperto. Però i lombardi che hanno votato sono dei pagliacci, i catalani un popolo che si sveglia, il referendum lombardo è stato un fiasco, quello catalano una grande prova di democrazia.

Dice: “ma le violenze della polizia!” A parte che girano articoli che mostrano come alcune foto siano false e risalgano addirittura a scontri tra manifestanti e polizia catalana, qui stiamo parlando di spaccare uno stato con il “mandato popolare” fattivamente espresso del 38% della popolazione.

Trovo poi particolarmente ridicoli quelli che esultano per il contributo dato dai catalani alla disgregazione dello Stato nazionale a vantaggio dell’internazionalismo. Secondo questi soggetti, dunque, il superamento degli Stati nazionali passa per la loro moltiplicazione. I prossimi indipendentismi saranno dei Paesi Baschi e della Galizia, poi si separeranno le regioni vallone da quelle fiamminghe in Belgio, quindi finalmente toccherà alla Scozia e al Galles, successivamente a Veneto e Sicilia, e alla fine chissà, magari riusciremo a spaccare a metà anche il Lussemburgo. Purché Putin non sia favorevole, altrimenti tutti compatti ad opporsi.

Avanti così, verso l’internazionalismo di quartiere, per un ritorno a comuni e signorie (notori esempi di pace e tranquillità per secoli, peraltro), però globali. Ma fatemi il piacere.