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Il secondo concerto del trittico in una settimana (devo ancora decidere se andrò al terzo, in realtà) è stato quello dei Lamb, nella sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica, di venerdì 10 novembre. Sala da poco più di mille posti, con gallerie laterali chiuse, presenti circa 600/700 persone. Biglietto, 28,50 compresa prevendita, quasi 20 in meno che per andare in piccionaia per Nick Cave, tanto per tornare sulla polemica sui prezzi dei concerti nei luoghi di affluenza di massa, peraltro di solito con problemi di visuale, nel caso del Palaeur anche di acustica.

Il problema dell’Auditorium è che non c’è la possibilità di allestire un banchetto per vendere ed autografare il merchandising degli artisti a fine concerto: nell’area c’è una libreria, quindi se proprio si vuole ci si mette d’accordo con loro. Non lo fa quasi nessuno, presumo ci sia un motivo. Ora, al concerto di Rachael Yamagata, a fine esibizione una ventina di astanti avranno comprato qualcosa: considerando 20 euro a testa di spesa, fanno 400 euro di incasso. Ma a vedere la Yamagata eravamo un centinaio. Anche ammettendo che con qualche presente in più si fermi meno di una persona su 5, uno scherzo del genere costa agli artisti tra i 500 e ben più di 1000 euro. Se ogni singola location si comportasse allo stesso modo, in una tournée di 20 date si parlerebbe di cifre sopra i 10000 o addirittura i 20000 euro – non proprio irrilevanti. Il tutto senza menzionare eventuali spalle.

A proposito di spalle, quella di venerdì era brava: si trattava di tale Hån, 21 anni, italiana, resasi protagonista di un’esibizione elettronica di una ventina di minuti elegante, gradevole, suadente. Bella voce.

Alle 21:40 i Lamb sono entrati in scena: Lou Rhodes e Andrew Barlow in prima linea, un batterista, un contrabbassista elettrico ed una violista (verso la fine ha suonato per la mia gioia anche una sega musicale!), che si alternava come primo strumento di accompagnamento ad un trombettista, comunque parecchio meno presente di lei.

Il duo sta portando in tour il ventunesimo anniversario dell’omonimo album di debutto, eseguendolo per intero (per un’oretta di esibizione) prima di ripercorrere il resto della carriera. Ora, “Lamb” è bellissimo. Ha una personalità molto forte, è uno strano mix di varietà e continuità: non è come se i Lamb ad inizio carriera ancora non avessero trovato una dimensione musicale ed espressiva e quindi sperimentassero per cercarla, quanto come se invece ne avessero un’idea molto chiara e volessero esplorarla tutta in un solo lavoro. Riuscendoci anche abbastanza bene, peraltro.

Dei Lamb dal vivo avevo sempre sentito parlare bene. Ecco, dire che se la cavano è una sottovalutazione. Sono impetuosi. Andy Barlow si esibisce in piena trance, balla, urla, coinvolge il pubblico; Lou Rhodes è meravigliosa: ha una voce calda, morbida, vellutata, eterea, tecnicamente impeccabile ed emotivamente avvolgente, davvero un faro. Gli strumentisti che li accompagnano sono perfetti, puntuali ma mai invasivi, il centro della scena sono due persone e lo rimangono per tutte le due ore di ottimo live.

I Lamb dal vivo sono anche un’altra cosa, però: vagamente paradossali. Appartenenti per la maggior parte della carriera al filone trip-hop, i loro dischi sono tutt’altro che tranquilli o rilassati, ma per lo più basati su ritmi lenti. Dal vivo palesemente prediligono suonare i brani veloci, e comunque aggiungere una ritmica potente anche a quelli più posati. Uno si chiede come mai non accelerino o lascino sciogliere più spesso i brani in studio.

All’inizio dell’esibizione Lou ha invitato il pubblico a lasciare le comode poltroncine della sala e ad assieparsi alla meno peggio dalle parti del palco per avere un contatto più intimo con la band e la sua musica, suggerimento incomprensibilmente seguito solo dalla metà dei presenti. In effetti si è trattato di un consiglio assolutamente giusto – la musica dei Lamb, per come i Lamb la suonano, la interpretano e la lanciano verso il pubblico, non è roba che si può recepire stando tranquillamente seduti.

Bellissima serata. Pare che la data di Manchester della tournée sia stata registrata e che a marzo ne verrà pubblicato un album live. Ottima notizia, ché un concerto come quello di venerdì merita più e più ascolti. Bravi bravi.