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Sabato scorso, per la prima volta, sono andato ad un concerto per vedere le spalle invece dell’artista principale. Era il concerto di tali Coma Cose, duo di ambiente hip-hop che propone testi imbarazzanti basati per lo più su giochini di parole scontati e vagamente avvilenti; le due musiciste chiamate ad aprire il concerto erano invece tutta un’altra cosa.

La serata si è tenuta in una struttura a me fino ad allora sconosciuta, il Largo Venue, a via Prenestina (tecnicamente, in una traversa della Prenestina) poco prima di largo Preneste: davvero interessante, con una sala moderna da circa 400 posti, dotata di un palco di dimensioni adeguate soprattutto in profondità, un fondo su cui è possibile proiettare dei video, ma soprattutto di un impianto decente, che non viene saturato troppo facilmente nemmeno con suoni elettronici ai limiti dello stridulo e con volumi considerevoli, ed una buona acustica. Tra tre mesi ospiterà l’ottima e musicalmente molto raffinata Dillon, che nel marzo scorso ha suonato nella sala Petrassi dell’Auditorium: dopo questo piccolo sopralluogo, direi che la location è promossa.

Le spalle dei Coma Cose, dicevamo. Per prima è stata spedita sul palco la giovanissima Hån. Volendo semplificare, io ero lì per lei: l’avevo vista il 10 novembre aprire il concerto dei Lamb al Parco della Musica con un mini live elegante ed emotivamente molto onesto, dopodiché mi ero documentato sul suo conto ed avevo scoperto che si sarebbe nuovamente esibita a Roma il 16 dicembre. Quindi, eccomi, di nuovo di fronte a lei ed al tizio che si tira dietro per alternarsi con lui alla chitarra ed alla gestione dell’elettronica; ed ecco di nuovo lei, con una breve esibizione per presentare il suo EP appena uscito. In 5 settimane le cose cambiano poco: Hån si è confermata timida ed elegante, molto schietta ed onesta nella sua comunicazione semplice ed efficace. Belle canzoni, elettroniche, calde e un po’ malinconiche, il suo concerto davvero un gioiellino bonsai tenero e prezioso.

Dopo circa 25 minuti, Hån ha lasciato il palco ad un’altra tizia molto intrigante: si firma L I M, anche lei suona a duo con un tizio che le dà una mano a produrre la notevole quantità di suoni elettronici che formano la sua musica, anche lei la arricchisce con uno strumento elettrico a corde (nel suo caso il basso). La differenza è stata piuttosto forte nel tipo di esibizione.

Come Hån è onesta ed empatica, con una voce calda ed emozionante, che diventa improvvisamente piccola ed insicura quando smette di cantare e si presenta al pubblico, al punto di farmi dubitare che la sua produzione in studio possa essere dello stesso livello di quella dal vivo, così L I M è un’artista completa, sicura e professionale; la sua musica è creativa e pindarica, più moderna di quella della collega. L’amico con cui ero al Largo Venue, diplomato al conservatorio in musica elettronica, ha ammesso di aver trovato difficile capire dove i suoi pezzi andassero a parare, il che può letto come una critica (brani cervellotici e strutturati approssimativamente), ma denota una ricerca di originalità comunque apprezzabile; il concerto è stato efficace sotto ogni punto di vista, da quello sonoro a quello visivo, comprendente un’esibizione quasi al buio mentre sul fondo del palco venivano riprodotti dei video che accompagnavano la musica in modo straordinariamente efficace, mentre chi la eseguiva restava come una specie di ombra in primo piano. L’unica pecca, la voce: affascinante e molto ben utilizzata, ma poco potente.

Anche con L I M, tanta elettronica e parecchia malinconia, ma più complessa e meno diretta. Dal punto di vista puramente emotivo, Hån ha vinto la serata: quando ha smesso di suonare l’istinto più forte era quello di andare ad abbracciarla. Come musicista nel suo complesso e come artista dal vivo, L I M, con la sua ora scarsa di live stentoreo e potente, si è rivelata qualche gradino più in alto: magari è solo una questione di esperienza, ma le idee chiare, e soprattutto la grande consapevolezza su come portarle a casa, si sono viste benissimo.

Due artiste della scena underground italiana, simili per genere ed area musicale di appartenenza, diversissime per approccio alla comunicazione ed all’espressione di sé. Due gioielli da tenere assolutamente d’occhio. Non vedo l’ora che ripassino da Roma.